La riforma della RC auto. Il parere del professor Antonio Coviello

Alcune settimane fa ci siamo occupati dell’incontro sulla RC auto svoltosi a Roma tra il Ministro dell’industria, i rappresentanti di Ivass, Unipol, Ania e il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Nell’articolo (qui), rilevavamo che né le associazioni di rappresentanza degli intermediari né quelle dei consumatori erano state invitate all’incontro, pur essendo gli intermediari la principale cerniera tra le compagnie e i consumatori, con il 96% di polizze intermediate. 

Abbiamo approfondito l’argomento con il professor Antonio Coviello, docente di Marketing assicurativo presso l’Università S.O. Benincasa di Napoli, ricercatore del CNR, Condirettore del Master MAGRISK presso l’Università di Napoli Partenope, autore di decine di pubblicazioni sulla realtà delle assicurazioni, nominato dall’Andci “Garante nazionale degli assicurati”. 

Professore, il 9 giugno al MIMIT si sono incontrati sul tema della Rc auto il Ministro Urso, Ivass, Ania, Unipol e il Garante dei prezzi. Non sono state invitate all’incontro le rappresentanze dei consumatori né quelle degli intermediari (questi ultimi intermediano oltre il 95% delle polizze Rc auto e svolgono una funzione di rilevanza sociale riconosciuta dalla legge e dalle stesse imprese). Come considera questa scelta? 
 
– Nel 2024 il Garante dei prezzi, dottor Mineo, e il Ministro Urso avevano scelto di convocare l’intera filiera dell’RC auto, coinvolgendo sia le imprese sia le rappresentanze dei consumatori, degli intermediari, dei periti e dei riparatori. Quel metodo di lavoro aveva aperto un confronto utile e costruttivo, che ha permesso di analizzare con trasparenza le criticità del settore dai diversi punti di vista. Ho avuto personalmente l’occasione di esporre alcune considerazioni al Garante in sede di audizione, riscontrando attenzione e disponibilità al dialogo. La decisione di limitare l’incontro del 9 giugno ai soli attori dell’industria assicurativa rappresenta quindi un cambio di impostazione che non può passare inosservato. Ritengo tuttavia che si tratti di un passaggio circoscritto, legato a specifiche esigenze. L’auspicio è che il percorso avviato nel 2024 possa proseguire, coinvolgendo nuovamente tutte le organizzazioni della filiera. Solo un confronto inclusivo, infatti, può portare alla definizione di una riforma organica e lungimirante, capace di rispondere davvero alle esigenze dei cittadini e del mercato. Soprattutto considerando l’importanza del ruolo degli intermediari che come ricordato svolgono una funzione riconosciuta dai consumatori. 
 
Fra i temi trattati al tavolo ministeriale vi è stato quello della revisione dei fattori alla base del calcolo dei premi Rc auto, allo scopo di restituire maggiore peso alla componente mutualistica rispetto ad altri criteri di personalizzazione. Come si conciliano questi importanti interventi con il principio della libertà tariffaria delle compagnie? 
 
– La volontà di intervenire sui criteri di calcolo dei premi per rafforzare la componente mutualistica non rappresenta in alcun modo una limitazione alla libertà tariffaria delle imprese. La libertà di determinare i prezzi resta un principio cardine del mercato assicurativo, ma ciò non esclude che il legislatore o le autorità competenti possano orientare il sistema verso un equilibrio più coerente con la funzione sociale dell’Rc auto. In altre parole, introdurre correttivi che favoriscano una maggiore mutualità significa definire un quadro di riferimento più equo e trasparente, non imporre vincoli rigidi alle compagnie. Le imprese continueranno a esercitare pienamente la loro autonomia tariffaria, ma all’interno di un sistema che mira a garantire maggiore coerenza, sostenibilità e tutela degli assicurati. 
 
Un argomento molto tecnico all’attenzione del Tavolo è stato quello dell’aggregazione territoriale ai fini della determinazione dei forfait di compensazione del sistema CARD. Vuole spiegare ai nostri lettori di cosa si tratta e perché è necessario mettere mano al risarcimento diretto? 
 
– Il sistema CARD di risarcimento diretto è ormai un meccanismo consolidato, che negli anni ha semplificato in modo significativo la gestione dei sinistri, sia lato imprese, sia dal lato degli assicurati, valendo per i danni materiali ai veicoli e per le lesioni di lieve entità. Funziona attraverso un forfait: un importo standard che una compagnia riconosce all’altra per i sinistri gestiti in nome e per conto dell’impresa del responsabile. Secondo quanto emerso dalle notizie di stampa, il Tavolo ministeriale starebbe valutando una revisione del metodo con cui questo forfait viene calcolato, intervenendo in particolare sul sistema delle aggregazioni territoriali. Si tratta di un aspetto molto tecnico, perché le aggregazioni definiscono i gruppi di province utilizzati per stimare i costi medi dei sinistri e, di conseguenza, gli importi dei forfait. Senza conoscere nel dettaglio la direzione della riforma è difficile esprimere un giudizio. Tuttavia, ogni intervento sulla CARD ha un impatto diretto sull’equilibrio complessivo del sistema Rc auto, e per questo è importante che sia orientato a rafforzare la mutualità e la sostenibilità del mercato, come indicato nelle premesse del Tavolo. L’auspicio è che l’eventuale revisione del risarcimento diretto vada proprio in questa direzione: rendere il sistema più equo, più coerente con i costi reali e più stabile nel tempo, nell’interesse sia delle imprese sia degli assicurati. 

 
In Italia circolano 2,9 milioni di veicoli privi di assicurazione e il fenomeno è in crescita. Da cosa è determinata questa situazione? Si fa abbastanza per combattere questo fenomeno? 

– Il dato dei 2,9 milioni di veicoli non assicurati è allarmante e, a mio avviso, dimostra che non si sta facendo abbastanza per contrastare il fenomeno. I controlli su strada, anche con sistemi moderni di lettura targhe, non possono essere la soluzione principale: per essere davvero efficaci dovrebbero essere installati in ogni strada, in ogni comune, in ogni quartiere. È evidente che un approccio basato solo sulla repressione “su strada” non può funzionare. Esistono però strumenti già previsti dalla normativa che permetterebbero un salto di qualità. L’articolo 122 del Codice delle assicurazioni, riformulato dal D.lgs. 184/2023, estende l’obbligo assicurativo anche ai veicoli fermi. Questo significa che non è più necessario sorprendere il veicolo in circolazione per accertare la violazione: è sufficiente incrociare le banche dati dei veicoli immatricolati con quelle delle polizze attive. È un meccanismo semplice, già disponibile, che consentirebbe di individuare in modo sistematico chi non rispetta l’obbligo. Naturalmente, accanto ai controlli, bisogna interrogarsi sulle cause. Quasi tre milioni di automobilisti che rinunciano all’assicurazione non sono un fenomeno casuale. Molti lamentano premi elevatissimi, e questo malessere alimenta comportamenti distorsivi come l’esterovestizione dei veicoli, che in alcune aree – penso in particolare alla città di Napoli – ha assunto proporzioni impressionanti. Per questo il contrasto all’evasione assicurativa deve essere affrontato su due fronti: da un lato l’applicazione rigorosa delle norme e l’uso intelligente delle banche dati; dall’altro un intervento strutturale sulle condizioni che spingono tanti cittadini a sottrarsi all’obbligo, rendendo il sistema più equo, sostenibile e credibile. 
 
Il suo Ufficio studi ha formulato diverse ipotesi di aggiornamento della normativa sulla Rc auto, che sono diventate altrettante proposte presentate alle autorità competenti. Un sistema assicurativo Rc auto realmente attento alle esigenze dei consumatori, su quali pilastri deve essere costruito?

– Un sistema Rc auto realmente attento alle esigenze dei consumatori deve poggiare su alcuni pilastri fondamentali. Non entro qui nei dettagli tecnici delle proposte elaborate dal nostro Ufficio studi, ma desidero sottolineare un punto essenziale: serve una maggiore attenzione verso l’assicurato lungo tutto il ciclo di vita della polizza, dalla fase precontrattuale fino alla gestione del sinistro. Oggi registriamo oltre centomila reclami all’anno indirizzati all’IVASS. È un numero che non può essere considerato fisiologico. Allo stesso modo, l’elevata percentuale di sinistri che sfocia in contenzioso è un segnale preoccupante: significa che troppi assicurati percepiscono il sistema come poco trasparente o poco accessibile. Questo indebolisce la fiducia nell’istituzione assicurativa e, di conseguenza, il valore sociale dell’RC auto. Nel mio corso universitario di marketing assicurativo insisto molto sul concetto di socialità dell’assicurazione: una polizza funziona solo se è percepita come equa, comprensibile e orientata alla tutela del cittadino. La cultura assicurativa è fondamentale, ma non può essere costruita solo sui principi teorici. Ha bisogno di essere sostenuta da esperienze positive, da processi chiari, da tempi certi e da comportamenti coerenti da parte di tutti gli attori del mercato. Per questo ritengo che un sistema Rc auto moderno debba fondarsi su tre direttrici: 
• trasparenza, per rendere comprensibili i meccanismi tariffari e le procedure di risarcimento; 
• tutela effettiva, con percorsi di gestione del sinistro più rapidi e meno conflittuali; 
• fiducia, che nasce da un rapporto equilibrato tra imprese, intermediari e assicurati. 
Solo così si può costruire un modello che risponda davvero alle esigenze dei consumatori e che rafforzi la funzione sociale dell’assicurazione. 

Ringraziamo il professor Antonio Coviello per la disponibilità e per gli spunti di riflessione offerti su un tema destinato a rimanere al centro del dibattito nei prossimi mesi. Le sue osservazioni riportano l’argomento sul piano dell’equilibrio tra mercato libero, tutela dei consumatori e ruolo degli operatori. Non soltanto una questione tecnica, dunque, ma anche profondamente politica, perché è in gioco la fiducia dei cittadini nel sistema assicurativo e la sua stessa credibilità. Una riforma destinata a incidere sulla vita di milioni di automobilisti non può prescindere da un confronto realmente inclusivo che veda tra i protagonisti anche gli intermediari assicurativi, primi interpreti delle esigenze degli assicurati. 

Roberto Pisano

Risposta

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    Bravo Roberto, ottima intervista. Complimenti al professore per l’analisi e la chiarezza. Un plauso particolare per aver richiamato la necessità di debellare la piaga dei non assicurati con una soluzione che speriamo entri nell’agenda politica.
    Torino

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