Compagnie vs. Consumatori, arbitra l’Ivass. E gli intermediari? 

Attualità – 16 giugno 2026 – Lo scorso 9 giugno si è tenuto, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Tavolo Assicurazioni, un incontro tra gli operatori del settore assicurativo e il Ministro Adolfo Urso.  

Per essere più precisi, l’incontro è stato tra alcuni operatori del settore assicurativo e il Ministro, giacché sono stati invitati esclusivamente Ivass, Ania, Unipol e il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Le rappresentanze degli intermediari e quelle dei consumatori, probabilmente, non sono state considerate degne di far parte della ristretta cerchia degli ammessi all’importante Tavolo ministeriale. La loro assenza, tuttavia, è stata notata soltanto da chi ritiene che le diverse associazioni abbiano qualcosa da dire in proposito, cioè, forse, dalle sole organizzazioni non destinatarie dell’invito. Era un tavolo tecnico? A maggior ragione gli intermediari avrebbero dovuto partecipare. Era un tavolo politico? E allora, perché la presenza di Unipol e Ania?  

Leggendo i comunicati del Mimit, si desume che i temi oggetto del confronto erano molto popolari, come l’andamento del mercato della RC auto e l’evoluzione dei premi assicurativi, con passaggi importanti sulla necessità di favorire una mutualità più equa e valorizzare il comportamento virtuoso degli assicurati, anche analizzando le attuali aggregazioni territoriali nel sistema del risarcimento diretto. Sembra ovvio che le rappresentanze degli intermediari e dei consumatori vengano coinvolte quando si parla di rivedere i fattori che stanno alla base della determinazione dei premi allo scopo di far pesare maggiormente i criteri mutualistici rispetto a quelli delle eccessive personalizzazioni e quando si concentra l’attenzione sulle distorsioni della forfetizzazione del sistema CARD su basi territoriali aggregate. Sembra ovvio, ma evidentemente non lo è.  

Il Ministero, in realtà, ha voluto intavolare il confronto basandosi sul binomio compagnie-consumatori, con gli interessi di questi ultimi rappresentati dal Garante per i prezzi e non dalle loro associazioni e con Ivass a fare da arbitro, lasciando sullo sfondo gli intermediari, principali attori del rapporto con i clienti. 

Il Governo segue con attenzione l’andamento delle tariffe Rc auto e l’impatto che queste hanno su famiglie e imprese”, ha detto il Ministro. “È necessario proseguire il confronto con tutti gli attori del settore per individuare soluzioni che, nel rispetto delle regole del mercato e della libertà delle compagnie assicurative nella definizione delle tariffe, favoriscano una maggiore equità e trasparenza in modo da fornire tangibili premialità agli assicurati virtuosi ancorché residenti nei territori ad alta incidentalità“. Ma come ci si può riferire a tutti gli attori del settore dopo aver tralasciato di invitare buona parte degli stessi ad un incontro così importante? 

Gi intermediari sono la cerniera tra i fornitori di polizze e milioni di consumatori e svolgono un ruolo di rilevanza sociale costantemente richiamato dalla normativa, che ne sottolinea la funzione consulenziale in risposta al diritto del consumatore ad un’analisi corretta delle proprie esigenze e a soluzioni adeguate. Degli intermediari, insomma, non si può fare senza, semplicemente perché da loro passa oltre il 95% delle polizze auto, con un 86% in mano agli agenti di assicurazione. 

Ad oggi, salvo errore, non risulta che le associazioni degli intermediari abbiano protestato verso il MIMIT per questa clamorosa ulteriore esclusione da un dibattito che dovrebbe, al contrario, vederle costantemente presenti come interlocutori del Governo. Chissà se si tratta soltanto di un episodio di miopia ministeriale o se presso il mondo istituzionale esista un problema di credibilità delle associazioni degli intermediari? 

Ajeje Brazorf 

Risposta

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    Da quanto accaduto al Tavolo Assicurazioni del 9 giugno, la prima domanda che sorge spontanea è semplice: come si può parlare di interlocuzione con “tutti gli attori del settore” quando al tavolo siedono solo le compagnie, l’ANIA, l’IVASS e il Garante dei prezzi? Gli Agenti– che gestiscono oltre l’85% delle polizze auto – e le associazioni dei consumatori sono stati lasciati fuori dalla porta. Non per caso: per scelta. E qui non si tratta di una dimenticanza. È una precisa impostazione politica: costruire il confronto come un binomio compagnie–consumatori, con l’IVASS nel ruolo di arbitro, mentre chi vive ogni giorno il mercato – intermediari e utenti organizzati – resta spettatore. Il paradosso è evidente: si discute di tariffe, mutualità, distorsioni del sistema CARD, premi RC auto e comportamenti virtuosi degli assicurati… senza chi ogni giorno incontra gli assicurati, li consiglia, li tutela e li rappresenta. È come parlare di scuola senza insegnanti, o di sanità senza medici.
    Davvero possiamo stupirci? Forse no. Perché il problema non è solo politico, ma strutturale. L’IVASS – chiamata a fare da arbitro “super partes” – è presieduta dal Direttore Generale della Banca d’Italia. E la Banca d’Italia, per statuto, ha come partecipanti al capitale… banche e assicurazioni. Non è una teoria complottista: è un dato istituzionale. E quando l’autorità di vigilanza del settore assicurativo è guidata da un’istituzione partecipata dagli stessi soggetti vigilati, è inevitabile che qualcuno si chieda se il sistema sia davvero in grado di garantire un equilibrio tra tutti gli interessi in campo. In questo contesto, che il Ministero convochi un tavolo “ristretto” dove siedono solo le compagnie e chi le vigila, mentre intermediari e consumatori restano fuori, non dovrebbe sorprendere più di tanto. È la conseguenza logica di un assetto che tende a privilegiare la prospettiva dell’industria rispetto a quella del mercato nel suo complesso.
    Quando si decide di discutere di tariffe, mutualità, criteri di personalizzazione, distorsioni territoriali e premi RC auto senza chi vive quotidianamente il rapporto con i clienti, si crea un precedente pericoloso: si riduce il mercato a un dialogo tra regolatore e industria; si marginalizza chi rappresenta milioni di assicurati; si indebolisce la funzione sociale dell’intermediazione; si alimenta l’idea che il confronto sia una formalità, non un processo democratico. Il risultato è un mercato che rischia di essere governato dall’alto, non costruito dal basso.
    Proprio per questo, diventa indispensabile che il Governo avvii una riflessione seria sull’assetto istituzionale della vigilanza. Un’autorità chiamata a garantire equilibrio tra compagnie, intermediari e consumatori deve essere percepita come realmente autonoma, non come un’estensione tecnica di un’istituzione partecipata dagli stessi soggetti vigilati. Separare la presidenza dell’IVASS dalla carica di Direttore Generale della Banca d’Italia non sarebbe un gesto simbolico, ma un passo concreto verso una vigilanza più credibile, più indipendente e più rispettata dal mercato. Solo così si può ricostruire un clima di fiducia e assicurare che le decisioni regolatorie siano davvero orientate all’interesse generale.
    E gli intermediari? E le loro associazioni? Nessuna protesta formale da parte delle associazioni degli intermediari. Questo è un silenzio che pesa! Perché se il Ministero esclude gli intermediari e gli intermediari non reagiscono, il messaggio che arriva alle istituzioni è chiaro: possiamo continuare così. E allora la domanda finale dell’articolo è legittima: si tratta di miopia ministeriale o di un problema di credibilità delle rappresentanze? Forse entrambe le cose, ed è proprio per questo che serve un cambio di passo!
    il Tavolo Assicurazioni non è stato solo un incontro tecnico: ma dovrebbe essere inteso quale segnale politico. Un segnale che dice che il mercato, per le istituzioni, è fatto da chi produce polizze e da chi le vigila. Tutti gli altri – intermediari, consumatori, territori – sembrano diventati comparse. E finché non si affronterà il nodo strutturale del rapporto tra IVASS, Banca d’Italia e industria assicurativa, sarà difficile immaginare un vero equilibrio tra gli interessi in gioco.
    Ed è proprio questo il momento in cui l’intermediazione, nelle sue diverse articolazioni, dovrebbe ritrovare una voce comune. I sindacali di categoria e i Gruppi Aziendali Agenti, pur con storie, sensibilità e priorità differenti, condividono oggi la stessa sfida: difendere il ruolo dell’intermediario professionale in un mercato che tende a marginalizzarlo nelle sedi decisionali. Se le istituzioni continuano a convocare tavoli “di sistema” senza gli intermediari, è anche perché percepiscono un fronte frammentato, incapace di esprimere una posizione unitaria e riconoscibile. È il momento di superare divisioni storiche e logiche di appartenenza: solo una voce forte, coesa e autorevole può riportare l’intermediazione al centro del confronto politico e istituzionale. Il mercato non può essere rappresentato senza chi lo vive ogni giorno.
    È auspicabile che questo commento possa aprire una discussione ampia: quali sono, secondo voi, le azioni che l’intermediazione dovrebbe intraprendere per tornare centrale? È importante che su questi temi ci si esprima: solo mettendo insieme punti di vista diversi che possiamo costruire una voce davvero rappresentativa del nostro settore.
    M.P.

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