Confronto sulle idee e delegittimazione di chi le esprime

18 giugno 2026 – Non vorrei soffermarmi ancora sulla vicenda che mi ha riguardato e sul modo in cui è stata gestita dalla dirigenza del Sindacato Nazionale Agenti, ma, per onestà intellettuale, è necessario richiamare la verità e la cronologia dei fatti. Questo articolo è un po’ lungo, me ne rendo conto, ma se chi lo legge avrà la pazienza di arrivare fino in fondo potrà formarsi un giudizio basato sui fatti e avrà contribuito alla diffusione della verità. 

Aver subito una censura editoriale da parte della mia organizzazione di rappresentanza (leggi qui) e non aver sentito neppure una parola di scuse da chi governa il sistema della comunicazione in Sna, né da chi presiede il Sindacato, è stato già sufficientemente deludente. Ma c’è qualcosa che va oltre la delusione ed alimenta un disagio più profondo: la sensazione, incomprensibile e intollerabile, di essere diventato il bersaglio di un vero e proprio fuoco amico. 

È questa, infatti, la modalità con cui la dirigenza Sna ha scelto di affrontare la vicenda: spostando l’attenzione dai fatti alla persona, rivolgendomi l’accusa di voler denigrare il Sindacato e sostenendo, implicitamente ed esplicitamente, che chi abbia fatto parte del gruppo dirigente, ricoprendo anche incarichi esterni retribuiti, non abbia il diritto di esprimere valutazioni autonome, se non lo ha fatto finora pubblicamente, e debba di conseguenza limitarsi a tacere o manifestare gratitudine e formulare incondizionati endorsement nei confronti dell’associazione e della sua dirigenza. 

Riepilogo i fatti in estrema sintesi. Ho scritto un normale articolo di cronaca sull’intervento del presidente Fonage Francesco Libutti al Comitato Centrale Sna. Il pezzo è stato pubblicato sui social Sna con l’imprimatur del direttore della stampa Roberto Bianchi. Poche ore dopo, l’articolo è stato rimaneggiato arbitrariamente, con la cancellazione di un passaggio che ne azzera il valore di cronaca e lo trasforma in qualcosa di monco che avrei preferito non vedere pubblicato. Il tutto senza chiedermi nulla e soprattutto mantenendo la mia firma, in violazione delle prassi, delle norme, dell’educazione, dell’etica. Mi sono lamentato, ovviamente, chiedendo spiegazioni, ma nessuno sembra essere responsabile dell’accaduto. Il presidente mi dice di non saperne nulla; il direttore, pur avendo autorizzato la pubblicazione dell’articolo, afferma che lui non ha a che vedere con i social Sna; la vicaria, dopo quasi un mese, si scusa dicendo che, dopo averne parlato con il presidente e il direttore della stampa, lo ha fatto correggere lei, ma ingenuamente perché non conosceva le norme che stava violando e non pensava che la cosa fosse grave. Tutto qua? No, affatto. 

Non sentendomi più tutelato dalla mia associazione nel diritto di esprimere liberamente il mio pensiero e di esercitare, da giornalista, la mia attività di scrittura e vedendo svilito il ruolo e il compito della commissione comunicazione e dei suoi componenti, ho deciso di dimettermi da tutti gli incarichi Sna a contenuto politico, tra cui la Commissione stampa e il Direttivo dell’Ebisep, ente bilaterale del CCNL Sna-Confsal. Per quest’ultimo incarico percepivo un’indennità alla quale, naturalmente, ho rinunciato. L’incarico nel CdA Fonage era appena cessato per raggiungimento del limite dei tre mandati. 

Da giornalista ho quindi scelto di scrivere di esperienze, eventi, approfondimenti, riflessioni sul mondo assicurativo e associativo attraverso il blog agenteindipendente.com, pubblicato sul web e sui social. Nei primi nove giorni il progetto è stato proposto in forma anonima, allo scopo di sondare l’interesse verso l’iniziativa, suscitare curiosità ed evitare di espormi subito all’inevitabile macchina del fango che si è poi puntualmente attivata e che ognuno può osservare. La brevissima durata dell’anonimato, così come l’eventuale conclusione del progetto nel caso in cui non avesse suscitato interesse, erano state previste fin dall’inizio. Successivamente, con la registrazione della testata giornalistica, ho assunto pubblicamente il ruolo di direttore responsabile. Il blog ospita, inoltre, contributi di altri autori, alcuni dei quali si firmano con uno pseudonimo.  

La cosa non è andata giù a qualcuno, sebbene io abbia sempre usato toni misurati e rispettosi delle persone e dell’istituzione. L’attacco personale, l’offesa, la ricerca dello scontro e la rappresentazione distorta della realtà non appartengono al mio modo di intendere il giornalismo. La reiterata richiesta di indicarmi i passaggi lesivi dell’immagine del sindacato o delle persone, quelli contenenti insinuazioni o altro è rimasta sistematicamente disattesa. 

La risposta a questa mia iniziativa non si è limitata a una forte critica all’interno dell’associazione – modalità peraltro prevedibile in un contesto nel quale il dissenso viene normalmente vissuto come contrapposizione personale – ma si è tradotta anche in una costante delegittimazione della mia persona, attraverso un canale social riconducibile allo stesso presidente Sna. 

Sono stato accusato di aver aperto il blog agenteindipendente.com e la pagina Facebook L’Agente Indipendente, appropriandomi di un’idea dello stesso presidente Sna e della quale sarei venuto misteriosamente a conoscenza. Il 14 maggio il presidente scrive: “Il progetto AgenteIndipendente era in lavorazione da mesi, ben prima della comparsa di questo altro account che ha quasi lo stesso titolo/nome. Qualcuno, evidentemente, potrebbe aver avuto modo di appropriarsi dell’idea, limitandosi ad anteporre un semplice articolo al nome, per differenziarlo dall’originale, che resta il mio progetto”. Una narrazione, quella del presidente Sna, che mal si concilia con la circostanza che il mio blog è stato aperto su Facebook una quindicina di giorni prima di quello, quasi omonimo, registrato da lui col nome di AgenteIndipendente. 

Ma non è finita qui. Con una puntualità difficile da non notare, quasi ogni volta che L’Agente Indipendente pubblica un articolo, la pagina omonima del presidente Sna interviene sullo stesso argomento, spesso con titoli analoghi e utilizzando le stesse immagini elaborate dall’intelligenza artificiale per gli articoli originali. Una coincidenza che potrebbe indurre qualche lettore a confondere l’origine dei contenuti. 

Anche i testi pubblicati su quella pagina sono meritevoli di attenzione, perché contengono valutazioni e accuse che, pur senza menzionarmi esplicitamente, sono certamente riferibili alla mia persona e all’attività del blog. Il 14 maggio, per esempio, si legge: “Nascondersi dietro l’anonimato per attaccare persone o realtà associative non è coraggio, è semplice vigliaccheria”. 

Vi è poi un episodio, accaduto successivamente alla rivelazione della mia identità, che merita di essere ricordato. Sergio Sterbini, recentemente eletto presidente di Fonage, ha commentato un post sulla pagina FB de L’Agente Indipendente. Il commento è stato regolarmente pubblicato e ha anche ricevuto una risposta dalla redazione. Ciò nonostante, in ambienti Sna è stato sostenuto che il commento non è mai stato pubblicato per scelta della redazione, che pubblicherebbe solo quelli conformi alla linea di pensiero del sottoscritto. 

La realtà è ben diversa. Sul blog esiste una moderazione preventiva, a tutela della responsabilità editoriale, della netiquette e per la prevenzione dei contenuti potenzialmente illeciti. Su Facebook, invece, i commenti sono liberi. In ogni caso nessun commento è stato mai censurato, rifiutato o cancellato e quello di Sterbini è tutt’ora pubblico e consultabile su Facebook. 

Lo stesso commento di Sterbini è stato poi pubblicato sulla pagina omonima del presidente Sna in forma di articolo, con una premessa che, riferendosi a me, parla di “meschini sottintesi”. 

Le contestazioni non finiscono qui. A proposito della registrazione della testata giornalistica presso il Tribunale di Cagliari, il 25 maggio, cioè una settimana dopo la rivelazione della mia identità, il presidente Sna scrive sulla sua pagina che “si tenta di rivestire l’iniziativa con una parvenza di legittimazione trasformandola in una testata giornalistica”; nella stessa data si parla inoltre di “anonimato sistematico” e di “operazione opaca”.  

A questo proposito è opportuna una considerazione: la legittimazione di un’iniziativa editoriale non deriva dal giudizio individuale di singoli soggetti, ma dal rispetto delle norme che disciplinano la libertà di stampa. Quanto all’anonimato, per quei pochi giorni che è durato, non si tratta necessariamente di un disvalore. Al contrario, rappresenta un valore quando chi intende manifestare opinioni critiche ritiene di non poterlo fare serenamente nelle sedi istituzionali non avvertendo la necessaria disponibilità all’ascolto. 

È poco credibile, infine, la critica del 27 maggio di aver costruito “un megafono unidirezionale mascherato da spazio di confronto”, giacché sia la pagina omonima riconducibile al presidente Sna, sia l’autorevole testata web snachannel.it non consentono ai lettori di intervenire liberamente con i commenti. A riprova di ciò, sulla pagina omonima in questione, sotto un articolo, un lettore fa notare al presidente Sna: “In questo post ti sei dimenticato di bloccare i commenti”; Il presidente risponde: “Grazie, ora li blocco. Questo spazio non intende diventare l’ennesimo sfogatoio per frustrati o per leoni da tastiera, ce ne sono già troppi”.  

Ma non voglio abusare della pazienza di chi è arrivato a leggere fino a qui e concludo con una riflessione che non nasconde la mia amarezza. Ho riletto più volte gli articoli pubblicati su agenteindipendente.com e continuo a non trovare alcun attacco al Sindacato né alcun tentativo di delegittimarne il ruolo o la funzione. Vi si trovano, piuttosto, riflessioni e approfondimenti su temi di interesse per la categoria, che inevitabilmente riguardano anche l’organizzazione sindacale e che possono rappresentare visioni diverse sul piano politico o organizzativo, ma credo sia difficile negare che si tratti di contributi espressi con toni e parole sempre rispettose dell’istituzione e delle persone che la rappresentano. Lascio che siano i lettori a valutare liberamente.  

Al contrario, in questa storia emerge un altro dato inquietante: un iscritto al Sindacato che esercita legittimamente la propria attività giornalistica, senza violare norme statutarie né principi etici, si trova al centro di una sistematica campagna di critica personale, condotta attraverso strumenti di comunicazione riconducibili direttamente al presidente della stessa organizzazione della quale continua a fare parte. 

Il dissenso è fisiologico e anche utile, ma quando il confronto delle idee cede il posto alla delegittimazione di chi le esprime, viene messa in discussione la qualità della cultura associativa che si intende promuovere. 

Roberto Pisano 
Direttore Responsabile

Risposte

  1. Avatar

    Articolo molto interessante. Credo che la libertà di esprimere la propria opinione sia qualcosa di impagabile.

  2. Avatar

    “Qui gladio ferit, gladio perit”

    1. Avatar agenteindipendente

      “Superbia punitur”

  3. Avatar

    Un bel resoconto dei fatti.

  4. Avatar

    Si, un resoconto puntuale dell’accaduto, che susciterà, purtroppo, reazioni scomposte e ulteriori tentativi di delegittimazione, perché non si può tollerare alcun disallineamento rispetto alla linea tracciata.

  5. Avatar

    QUANDO IL CUORE DEL PROBLEMA NON E’ LA CENSURA MA LA DELEGITTIMAZIONE DELLA PERSONA…
    Ho letto con attenzione il veramente lungo ma dettagliato resoconto, e credo sia doveroso riconoscere, prima di tutto, la chiarezza con cui sono stati ricostruiti i fatti e la serenità dell’esposizione. L’episodio editoriale descritto con la modifica non autorizzata dell’articolo e la firma mantenuta è oggettivamente biasimevole, ed è comprensibile la delusione. È un errore che non dovrebbe accadere in nessuna organizzazione, tanto meno in un sindacato che deve fare della trasparenza e del rispetto delle persone un valore fondante. Su questo punto non ci sono attenuanti: la gestione è stata inadeguata e meritava attenzione, soprattutto perché riguardava chi ha ricevuto encomio pubblico per il particolare impegno in tutte le attività associative.
    Detto questo Pisano, proprio perché il tema sollevato è importante, credo sia utile distinguere con attenzione ciò che riguarda la tua esperienza personale da ciò che può essere attribuito all’atteggiamento complessivo dell’organizzazione.
    L’episodio specifico della modifica non autorizzata di un articolo è cosa seria, soprattutto quando qualcuno esprime un’opinione autonoma. Invece di discutere il contenuto, si attacca la persona, insinuando secondi fini, slealtà, ingratitudine. Ciò che se ne ricava è: “Se non sei allineato, sei un nemico”. Questo è il vero tema dell’articolo. Si descrive una dinamica in cui, chi dissente viene isolato, gli si attribuiscono intenzioni malevole, si costruisce una contro informazione di discredito. Il caso della pagina social Agente Indipendente è emblematico. La creazione di una pagina quasi identica per confondere i lettori e insinuare che l’idea fosse di altri, è molto forte. Non si può negare che la gestione della comunicazione associativa mette in luce una enorme differenza: il blog dell’agente indipendente permette commenti liberi. Diversamente nei canali ufficiali i commenti sono bloccati… La tesi che la comunicazione ufficiale è unidirezionale e non aperta al confronto è evidente.
    Nell’articolo però non si sta raccontando solo un episodio, si sta dicendo che l’associazione rischia di perdere la capacità di accettare il pluralismo interno. Dunque, si apre un tema che è anche politico, che non è il dissenso ma la delegittimazione personale di chi lo esprime. La riflessione è doverosa: il dissenso non può essere visto come tradimento, la critica come un attacco personale, la discussione come una minaccia!
    La speranza è che su questo tema si ragioni, e tanto, con l’attenzione che merita l’argomento!
    F.F.

  6. Avatar Paolo Soravia

    Trovo che l’utile ed elegante commento scritto di Roberto Pisano riporti la verità dei fatti!

  7. Avatar Leonardo Alberti

    Ne sappiamo qualcosa Simone Costenaro, Gianluca Sostegno ed io che siamo stati oggetto di un “meraviglioso articolo” di basso profilo pubblicato su Snachannel.it in forma anonima

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