Uni Agenti presenta il suo modello di rappresentanza e il nuovo CCNL per i dipendenti di agenzia

23 giugno 2026 – Uni Agenti, l’associazione di rappresentanza degli agenti di assicurazione costituita nel 2023, ha presentato pubblicamente il proprio progetto associativo e il nuovo CCNL per i dipendenti delle agenzie, siglato lo scorso dicembre.

L’incontro, moderato dalla giornalista Simona D’Alessio e trasmesso anche in streaming, si è tenuto nella prestigiosa cornice della sala Matteotti, presso il Parlamento, ed ha visto alternarsi gli interventi del presidente Roberto Salvi e dei vicepresidenti Pisana Liberati, Stefano Maestri Accesi e Umberto D’Andrea.

Nella sua relazione introduttiva Roberto Salvi ha sottolineato il valore del pluralismo quando, attraverso il confronto delle idee, può giungere a costruire una sintesi: “Rappresentare una categoria – ha detto il presidente – non è solo difenderla, ma costruire per essa ciò che manca. In passato non si è riusciti a fare sintesi delle idee migliori ed è questo che Uniagenti si pone come obiettivo”. Salvi ha poi rilevato che c’è un popolo di intermediari non iscritti le cui esigenze vanno intercettate per mettere a loro disposizione l’associazione e le sue prestazioni, queste ultime rese attraverso una società di servizi dedicati alla libera intermediazione: “La vera tutela – ha detto – è fornire strumenti adeguati ad affrontare le sfide quotidiane”.

Fra le criticità alle quali Il presidente ha fatto riferimento vi è quella della vetustà dei criteri di misurazione del valore delle agenzie, ancora determinati dall’accordo ANA, pur in presenza di situazioni reali che vedono, come nuovi interlocutori, società finanziarie orientate ad acquistare realtà agenziali a cifre anche molto superiori a quelle riferite alle indennità di fine mandato. “Il valore di un’agenzia – ha spiegato Salvi – non è dato solo da ciò che la stessa vende, ma da quanto è stata capace di costruire in termini di organizzazione, di risorse e di funzione economica e sociale”.

Secondo Uni Agenti, a partire da queste considerazioni è nato il CCNL recentemente sottoscritto, insieme a ANIAC, con le rappresentanze dei lavoratori SINALP, SELP e SLI. Si tratta di un contratto capace di valorizzare in senso evolutivo il rapporto con i dipendenti, che per l’agenzia rappresentano un valore e non un costo. Sono diverse le novità introdotte nel CCNL, ha spiegato il Presidente Salvi, a partire dall’apertura alla contrattazione di secondo livello, affinché il CCNL “non sia una gabbia, ma una cornice”, e dalla maggiore considerazione riservata alla dignità contrattuale del dipendente che svolge attività commerciale; quest’ultimo, in quanto parte attiva nel processo di produzione del valore, è dunque partecipe anche dei risultati raggiunti.

La bilateralità e il welfare, ha precisato Pisana Liberati, sono strumenti già operativi, con l’ente bilaterale EN.BI.GEN e un fondo sanitario. Il CCNL, secondo quanto esposto, è coerente con le previsioni del Decreto Primo Maggio perché si ricollega ai medesimi parametri relativi alla determinazione del concetto di TEC, Trattamento Economico Complessivo.

Secondo Stefano Maestri Accesi, il CCNL “non rappresenta una scelta tecnica, ma una scelta di modello”, con l’aumento possibile dell’orario fino a 40 ore e una spinta specifica alla formazione, che, tutelata in quanto risorsa essenziale per la crescita, sarà concentrata sulle innovazioni tecnologiche e sugli aspetti tecnici dell’attività, Il nuovo CCNL, inoltre, garantirà la continuità delle retribuzioni.

Per Umberto D’Andrea questo CCNL garantisce all’agente imprenditore di poter strutturare la propria agenzia nel rispetto del valore delle sue risorse, alle quali è garantita la compartecipazione alla creazione del valore ed il relativo riconoscimento, non in regime di variabilità retributiva, ma in aggiunta alla retribuzione contrattuale.

La constatazione dell’avvenuta stipula di un nuovo CCNL per i dipendenti delle agenzie di assicurazione rappresenta certamente un elemento di novità inatteso, in una situazione nella quale le autorità di governo, pur nel rispetto della libertà contrattuale, avvertono la criticità, in  tutti i settori, di un elevato numero di contratti attivi, molti dei quali destinati alla marginalità. Il CCNL presentato da Uni Agenti, tuttavia, sembra proporre diversi aspetti innovativi, meritevoli di attenzione.

Su questo e su altri temi legati alla coesistenza delle attività di diverse sigle, ma anche sulle opportunità di collaborazione delle quali la categoria potrebbe indubbiamente beneficiare, in un’ottica di pluralismo, ospiteremo volentieri sul nostro blog le opinioni dei dirigenti delle associazioni di rappresentanza della categoria.

Roberto Pisano

Risposta

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    La presentazione del nuovo CCNL da parte di Uniagenti solleva diversi interrogativi, non solo sul piano della rappresentatività – che riguarda sia la neonata associazione degli agenti sia le sigle dei lavoratori che hanno sottoscritto il contratto – ma soprattutto sul piano culturale e politico.
    Il punto più delicato dell’intero articolo è infatti racchiuso in una frase che, a prima vista, potrebbe sembrare innocua: il CCNL “non deve essere una gabbia, ma una cornice”.

    È proprio questa parola, cornice, a destare la maggiore preoccupazione.
    Non è nuova.
    È la stessa identica locuzione utilizzata dall’industria assicurativa al tavolo ANA, quando le compagnie proposero di definire solo l’involucro dell’accordo nazionale, lasciando poi alle singole imprese – e ai relativi Gruppi Aziendali Agenti – il compito di riempire quella cornice con contenuti negoziali.
    In altre parole: centralizzare le regole e decentralizzare i diritti, spostando il baricentro del potere contrattuale dalle tutele collettive ai rapporti di forza aziendali.

    Una strategia che avrebbe consentito all’industria di “vincere facile”, mettendo in discussione decenni di conquiste sindacali e aprendo la strada a un modello di relazioni industriali frammentato, diseguale e potenzialmente regressivo.
    È per questo che lo SNA, nella sua storia ultracentenaria, ha sempre difeso l’impianto nazionale come presidio di equità e di equilibrio.

    E allora la domanda sorge spontanea:
    come è possibile che la stessa logica venga riproposta oggi da un sindacalista di una nuova associazione di rappresentanza degli agenti?
    Che si tratti di ingenuità? Di inesperienza? O, peggio, di un messaggio di accondiscendenza verso un modello che l’industria assicurativa tenta da anni di far passare?

    Quando un’organizzazione appena nata, di cui non è ancora chiara la reale rappresentatività, utilizza la stessa terminologia e la stessa impostazione concettuale dell’industria, è inevitabile che nella categoria si accenda più di un campanello d’allarme.
    Perché la “cornice”, in questo contesto, non è un’immagine poetica: è un progetto politico.
    E chi accetta quella cornice, accetta anche il rischio di vedere svuotati i diritti collettivi, ridotti i margini di autonomia e indebolito il ruolo dell’agente come imprenditore professionale.

    Per questo la preoccupazione non è solo legittima: è doverosa.
    La categoria ha già visto dove porta quella strada (ultimo l’accordo del GaaReale teso a ridimensionare l’indennità di fine mandato).
    E non può permettersi di imboccarla di nuovo, soprattutto se a proporla non è più l’industria, ma chi dovrebbe rappresentare gli agenti.
    Paolo

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