EDITORIALE

11 giugno 2026 – In occasione del centenario della fondazione del Sindacato Nazionale Agenti, nel 2019, scrissi un articolo dal titolo “Combattere l’ingiustizia”, pubblicato sul n. 128 de L’agente di Assicurazione (qui), a pagina 32.
Era un articolo breve, che non raccontava vicende legate al momento storico che il sindacato stava vivendo, né si trattava di una riflessione politica sul ruolo e i programmi per il futuro. Era, come recitava il sottotitolo, ”un esercizio di riflessione utile a mantenere un equilibrio vitale per la missione sindacale”. Cominciava con una citazione di Che Guevara: “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un buon rivoluzionario”.
Riflettevo sul fatto che anche noi di Sna, in qualche modo, eravamo dei rivoluzionari, perché riuscivamo a percepire l’ingiustizia. “Siamo capaci di leggerla nello sguardo cupo di un collega revocato – scrivevo – la sentiamo nella voce accorata di chi subisce l’imposizione di un accorpamento, la riconosciamo nella preoccupazione di chi resta solo a lottare per salvare la sua agenzia dalla catastrofe, la cogliamo nei silenzi di chi non ha la forza di ribellarsi alle sopraffazioni, la sperimentiamo quando ci dobbiamo confrontare con chi concepisce l’uomo solo come uno strumento da usare per il proprio profitto e da gettare via quando non lo ritiene più utile o adeguato”.
Rivoluzionari, dunque. Sì, lo eravamo anche noi, perché combattevamo contro l’ingiustizia e per sconfiggere l’iniquità. Il mio pensiero andava certamente alla rivoluzione posta in essere tra il 2009 e il 2012 quando un gruppo di volenterosi colleghi, fra i quali c’ero anch’io, avendo percepito la necessità di portare una ventata di novità nel governo del Sindacato, costituì il movimento “Intermediari Uniti” e condusse una lunga e complessa battaglia che, nel 2012, portò alla presidenza Sna Claudio Demozzi. Un giorno racconteremo questa storia. Sì, fu veramente una rivoluzione.
Ma torniamo al mio articolo del 2019. Per non rischiare di essere troppo indulgente, spinsi dunque la riflessione oltre il confine della mera celebrazione delle qualità della dirigenza Sna, considerando che ogni rivoluzione, nella storia, ha mostrato un difetto di equilibrio e tutte, alla lunga, hanno portato a nuove ingiustizie. “Le libertà conquistate devono anche essere mantenute e ciò sconta sempre il prezzo della sopraffazione di qualcun altro, quindi dell’ingiustizia. Il comunismo, il capitalismo, il liberismo e la stessa anarchia, hanno tutti un rovescio della medaglia”, osservavo. Ma chi è a rompere l’equilibrio della libertà? Sono gli uomini a farlo e succede quando la percezione dell’ingiustizia lascia il posto all’illusione della possibile conquista della giustizia assoluta. È facile, allora, cadere nel loop della presunzione di essere infallibili e si finisce per giustificare ogni mezzo che consenta di raggiungere il proprio fine, sentendosi invincibili, indispensabili, insostituibili. Si perde dunque la qualità più bella di un rivoluzionario: la capacità di percepire l’ingiustizia. E a quel punto diventare dispensatori di ingiustizia è un attimo. Ho citato Che Guevara, ma vorrei citare anche Platone: “Il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusti senza esserlo”.
Era il 2019, lo Sna era in festa, ma qualcosa, già allora, mi suggeriva di riflettere sui rischi della deriva del potere e anche di invitare altri a farlo. Chissà perché. Ma le riflessioni suggerite non sono così produttive come quelle che maturano autonomamente. Stimolarle con discrezione e rispetto, in quella come in altre occasioni, non è servito a molto. Forse è opportuno un approccio più diretto; una voce più ferma e condivisa da più persone potrebbe essere più efficace.
Roberto Pisano


Rispondi