Sistemi di incentivazione coerenti con la IDD, senza mettere a rischio la sostenibilità delle agenzie

2 giugno 2026 – Considerando la struttura della distribuzione agenziale in Italia, in chiave IDD, il passaggio generalizzato degli agenti assicurativi italiani a una remunerazione fee-based pagata dal cliente non è per ora ipotizzabile, e forse neppure auspicabile. Dai Report EIOPA analizzati nello scorso articolo emerge chiaramente che il modello provvigionale resta prevalente nella maggior parte dei mercati europei: nel 2022 era prevalente in 20 Stati membri su 23 e nel 2024 in 24 Stati membri su 28. 

La IDD, quindi, non considera la provvigione in sé incompatibile con la distribuzione assicurativa. Il problema sorge quando il sistema provvigionale, i rappel o gli incentivi producono un incentivo distorsivo rispetto al dovere di agire nel miglior interesse del cliente, ed EIOPA segnala che, in Italia, attività di IVASS su alcune imprese hanno rilevato politiche remunerative basate soprattutto su criteri quantitativi di incremento premi, numero pezzi, mix di prodotto, raggiungimento del budget.  

I sistemi incentivanti pongono indubbiamente un tema di coerenza con la IDD, ma non è nemmeno detto che ogni forma di rappel si trasformi in automatico in una pratica contraria al miglior interesse del cliente, purché resti compatibile con il ruolo mandatario e con la sostenibilità economica delle agenzie, oltre che con la IDD. Un sistema in cui la componente quantitativa sia mitigata da indicatori qualitativi come coerenza con il target market, retention, basso livello di reclami fondati, qualità documentale della demands-and-needs analysis, assenza di vendite fuori target, corretto utilizzo della consulenza, adeguata informativa al cliente, assenza di concentrazioni anomale, bassa incidenza di estinzioni anticipate, qualità della conservazione documentale, formazione della rete secondaria, corretto presidio dei collaboratori e assenza di conflitti di interesse su prodotti più remunerativi, consentirebbe di dimostrare che l’incentivo economico non è costruito in contrapposizione al miglior interesse del cliente, ma è collegato a comportamenti professionali coerenti con la IDD. 

Il secondo Rapporto segnala che le attività di vigilanza delle autorità nazionali hanno evidenziato carenze nell’applicazione delle regole su remunerazioni e conflitti di interesse. Alcune autorità nazionali hanno introdotto o valutato misure restrittive, ma il terzo rapporto conferma che, nonostante la crescente attenzione regolatoria, incentivi disallineati e trasparenza insufficiente restano minacce per la tutela del consumatore. 

Il processo di costruzione e tariffazione del prodotto appartiene alla compagnia in quanto manufacturer. Perciò, quando EIOPA parla di prodotti con scarso value for money, di costi elevati, di target market non correttamente definito o di carenze nella POG, non si può trasferire automaticamente la responsabilità sull’agente, che può essere responsabile solo del modo in cui distribuisce il prodotto, non della sua costruzione. 

Se un prodotto riconosce provvigioni elevate o incentivi particolarmente importanti, l’agente può trovarsi esposto a un potenziale conflitto distributivo; ma la scelta di costruire quel prodotto con quella struttura provvigionale appartiene alla compagnia. Si deve quindi rivendicare che la coerenza IDD dei sistemi remunerativi non sia scaricata unilateralmente sulla rete. Le compagnie progettano prodotti, budget, campagne, obiettivi, rappel, scale provvigionali e meccanismi premiali e devono essere loro a dimostrare che tali sistemi non inducono condotte contrarie all’interesse del cliente. 
Il prodotto più remunerativo non è automaticamente inadeguato, ma quella scelta distributiva deve essere giustificabile in termini di bisogni del cliente.  

Le campagne commerciali dovrebbero essere impostate in modo da non mettere l’agente davanti a una scelta implicita tra redditività dell’agenzia e corretta valutazione del bisogno del cliente. Se il raggiungimento del rappel diventa economicamente indispensabile per l’equilibrio dell’agenzia, la compagnia non può poi trattarlo come una semplice opportunità commerciale di valenza neutra, e se il reddito agenziale dipende in misura significativa da obiettivi fissati unilateralmente dalle compagnie, il tema dei conflitti di interesse non può essere affrontato solo come problema individuale dell’agente.

È un problema di architettura della relazione compagnia-rete. L’agente opera dentro un sistema economico deciso dall’impresa mandante. Perciò, ogni intervento di coerenza con la IDD deve coinvolgere anzitutto le compagnie nella progettazione di sistemi remunerativi più equilibrati, trasparenti e qualitativamente orientati. 

Gli agenti non possono essere penalizzati economicamente per scelte industriali delle compagnie o per prodotti costruiti o tariffati male a monte, quindi le politiche remunerative devono essere disegnate in modo coerente con la durata e la qualità del rapporto assicurativo. Se la compagnia chiede all’agente di essere consulente di prossimità, presidio territoriale, gestore della relazione, soggetto formato, responsabile della corretta raccolta delle esigenze e punto di riferimento post-vendita, allora la remunerazione deve riconoscere anche queste funzioni, non solo la produzione in senso stretto. 


Infine, la IDD richiede che il cliente sia informato sulla natura della remunerazione dell’intermediario, ma la trasparenza non deve trasformarsi in una rappresentazione distorta del ruolo agenziale, rischio che si crea qualora ci si limiti a mettere in evidenza la provvigione senza chiarire la struttura del mercato. Il cliente deve sapere come è remunerato l’intermediario, ma deve anche poter comprendere che il prezzo del prodotto è determinato dalla compagnia, che l’agente opera entro margini prestabiliti e che quella provvigione remunera la consulenza professionale che eroga.  

Il sistema agenziale italiano può restare coerente con la IDD senza perdere la propria sostenibilità economica e la propria funzione professionale nel mercato. 

Cinna

“Non mi è permesso scommettere ma, se potessi, scommetterei su di te”

Risposta

  1. Avatar

    OTTIMO ARTICOLO CHE ESPONE LA RESPONSABILITA’ DELL’INTERMEDIARIO, DEI GRUPPI AGENTI, DELLE COMPAGNIE E DELL’IVASS!!!
    Le compagnie che progettano piani remunerativi basati su provvigioni base irrisorie e rappel quantitativi hanno una responsabilità primaria nel creare incentivi contrari all’interesse del cliente; i Gruppi agenti che sottoscrivono e applicano tali schemi condividono una responsabilità altrettanto grave perché ne impediscono la mobilità e la libera scelta del cliente.
    Questa diffusa pratica di incentivazione mette a rischio la tutela del consumatore e la credibilità del mercato assicurativo italiano. Quando la provvigione base è fissata a livelli tali da non sostenere l’attività dell’Agenzia e il reddito viene ricostruito esclusivamente tramite rappel legati a volumi, mix prodotto o mantenimento degli incassi, si crea un incentivo economico a privilegiare la logica commerciale rispetto al miglior interesse del cliente. Questo tema, esplicitamente evidenziato nelle analisi EIOPA sull’applicazione della IDD in Italia, attende un intervento risolutivo di IVASS contro un conflitto d’interessi gigantesco!
    Le compagnie che progettano questi schemi non possono limitarsi a considerazioni di marginalità: concepire piani remunerativi che di fatto spingono alla sostituzione con prodotti in pejus o al mantenimento passivo delle polizze è una scelta aziendale con conseguenze regolamentari e reputazionali. I Gruppi agenti che sottoscrivono e impongono tali condizioni hanno la responsabilità di valutare l’impatto sulla mobilità dei clienti e sulla qualità della consulenza: accettare schemi che rendono oneroso o svantaggioso per l’agente proporre soluzioni di altre compagnie equivale a limitare la concorrenza e a vincolare la scelta del cliente. Queste dinamiche contrastano con i principi di correttezza, trasparenza e adeguatezza recepiti dalla normativa nazionale che attua la IDD.
    E’ assolutamente necessario dichiarare fuori legge incentivi che non siano legati a qualità della consulenza e piena soddisfazione cliente, così come dettagliatamente suggerito in questo bellissimo articolo.
    È fondamentale sottolineare che l’obiettivo delle riforme non può essere la sola repressione delle pratiche scorrette, ma la ricostruzione e il rafforzamento della fiducia nel sistema assicurativo. Un mercato percepito come sospetto o orientato esclusivamente alla produzione commerciale danneggia tutti: clienti, reti distributive e compagnie sane. Per creare fiducia servono misure concrete e visibili: trasparenza completa sugli schemi remunerativi, strumenti di comparazione indipendenti per i clienti, indicatori di qualità della consulenza inseriti nei piani di remunerazione. Solo un approccio che premi la qualità della consulenza e la tutela effettiva del cliente potrà trasformare la diffidenza in fiducia e sostenere la crescita di un mercato competitivo e responsabile.
    Si sentano sollecitate le associazioni generaliste di categoria, SNA in testa, a trasformare le parole dette nei vari consessi pubblici: convegni, congressi, o scritte in articoli e relazioni assembleari, in atti concreti: in esposti alle Autorità nazionali e internazionali, proposte normative e codici di condotta per i Gruppi Aziendali Agenti che riportino l’equilibrio tra fabbrica prodotto, distribuzione e tutela del cliente.

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